
La tragedia di Viareggio è l'ennesima dimostrazione che in Italia il discorso sulla sicurezza è soltanto una forma di propaganda politica che continua a lasciarsi alle spalle disgrazie, morti e famiglie piene di dolore. Esattamente come fanno la mafia e la 'ndrangheta. Promettono protezione e lavoro in periodo elettorale e quando compiono i loro attentati colpiscono innocenti che in alcuni casi diventano immediatamente colllusi perché si trovavano in un bar a fare colazione di fianco a un mafioso. In questi giorni assistiamo tranquillamente al moltiplicarsi delle spiegazioni, delle scuse ma solo fra qualche anno sapremo veramente quello che è accaduto. Nel frattempo lasciamo spazio alla magistratura che farà le indagini e stabilirà se quell'asse arruginito che si e spezzato doveva trovarsi in quel momento, in quel posto e in quello stato di. Sono sicuro che quando finirà il conteggio delle vittime e cioè quando finiranno di morire i feriti gravissimi, tutti cominceranno a parlare di sfiducia degli italiani nelle ferrovie. E come dargli torto. Ma nessuno ricorderà quanto erano bravi gli italiani a costruire locomotive e automotrici. Nessuno parlerà dei treni italiani in argentina, in Etiopia,in Eritrea e nel resto del mondo. Nessuno ricorderà quando la Fiat, l'Ansaldo e la Marelli si impegnavano per proburre e costruire tutto il sistema ferroviario argentino. Grazie al quale siamo finiti anche sulla copertina di un libro cult degli anni settanta, "In Patagonia" di Chatwin. La copertina rappresenta una carrozza di un treno italiano, su due binari, in mezzo al deserto. Ora invece, di tutto quel successo di esportazioni e tecnologia ci è rimasto solo il deserto e l'aridità delle parole dei ministri e dei politicanti. Nessuno ci spiegerà invece come mai negli anni settanta esportavamo locomotive in tutto il mondo facendo concorrenza agli Stati Uniti d'America e oggi affittiamo carrozze di aziende straniere, come la Gatx, per i nostri trasporti. Nessuno si chiederà, invece, se questo massacro dipenda da un modo sbagliato di concepire l'energia.
Perché nel 2009 dobbiamo far entrare delle bombe, lanciate come proiettili, nelle nostre stazioni, dove noi con i nostri figli ci rechiamo per andare al lavoro, o a scuola?



