
Ieri sera sono andato a vedere "A serius man" dei fratelli Coen. Prima di ieri sera mi ero letto diverse recensioni che lo descrivevamo come sommo capolavoro del regista bicefalo. Quindi ho preso posto sulla poltroncina con i popcorn, una busta di cioccolatini con scaglie di pistacchio e l'acqua. Veramente con tutte le buone intenzioni di vedere un bel film. Io non sono un esperto di cimema, ma ho comunque delle pretese. Un film, prima di tutto, mi deve aprire la testa. Poi con delicatezza, armonia e precisione me la deve riempire. Infine la deve ricucire bene che tutte le informazioni non si perdano. L'uscita dal cinema deve essere una rinascita. Quando esco devo avere l'impressione che di essere un po' diverso, un pochino migliorato.
Il film inizia con una scena in lingua yddish sottotitolata. Due tizi, marito e moglie in casa avvolti da una tempesta di neve, parlano di una questione molto misteriosa sulla presunta morte di un terzo personaggio che è con loro nella stanza. Poi entra nella quotidianità di una famiglia ebrea degli anni sessanta per raccontare che la felicità purà e una vita perfetta sono irraggiungibili. Mentre scopro che anche un figlio ebreo potrebbe farsi una canna prima del suo Bar mitzvah e una figlia ebrea ruba i soldi al padre per rifarsi il naso, al mio fianco un signore sulla cinquantina si sveglia di soprassalto. Che un padre, non quello che si è appena svegliato ma quello del film, con due figli così possa avere dei problemi, soprattutto se si somma il divorzio con la moglie, e chiedersi se nella vita abbia sbagliato qualcosa non credo sia un soggetto veramente interessante che possa aiutarci a capire qualcosa di questo mondo. Il film termina con delle radiografie incerte e un uragano in arrivo.
Certo il messaggio di vivere la vita con semplicità senza farsi troppe paranoie in una visione cabalistica della vita è sempre ben accetto. Ma non pensavo ci volessero i Coen per capirlo. Forse qualcuno prima di loro aveva già cercato di spiegarcelo, non credete? E poi che fine hanno fatto tutte le storielline carine e divertenti che fanno parte della tradizione umoristica ebraica, insomma quelli che loro chiamano witz?
Penso di aver preso una decisione. Le commedie i Fratelli Coen non le sanno raccontare. Per il resto tanto di cappello.




