lunedì 7 dicembre 2009

Quei rabbini dei fratelli Coen


Ieri sera sono andato a vedere "A serius man" dei fratelli Coen. Prima di ieri sera mi ero letto diverse recensioni che lo descrivevamo come sommo capolavoro del regista bicefalo. Quindi ho preso posto sulla poltroncina con i popcorn, una busta di cioccolatini con scaglie di pistacchio e l'acqua. Veramente con tutte le buone intenzioni di vedere un bel film. Io non sono un esperto di cimema, ma ho comunque delle pretese. Un film, prima di tutto, mi deve aprire la testa. Poi con delicatezza, armonia e precisione me la deve riempire. Infine la deve ricucire bene che tutte le informazioni non si perdano. L'uscita dal cinema deve essere una rinascita. Quando esco devo avere l'impressione che di essere un po' diverso, un pochino migliorato.
Il film inizia con una scena in lingua yddish sottotitolata. Due tizi, marito e moglie in casa avvolti da una tempesta di neve, parlano di una questione molto misteriosa sulla presunta morte di un terzo personaggio che è con loro nella stanza. Poi entra nella quotidianità di una famiglia ebrea degli anni sessanta per raccontare che la felicità purà e una vita perfetta sono irraggiungibili. Mentre scopro che anche un figlio ebreo potrebbe farsi una canna prima del suo Bar mitzvah e una figlia ebrea ruba i soldi al padre per rifarsi il naso, al mio fianco un signore sulla cinquantina si sveglia di soprassalto. Che un padre, non quello che si è appena svegliato ma quello del film, con due figli così possa avere dei problemi, soprattutto se si somma il divorzio con la moglie, e chiedersi se nella vita abbia sbagliato qualcosa non credo sia un soggetto veramente interessante che possa aiutarci a capire qualcosa di questo mondo. Il film termina con delle radiografie incerte e un uragano in arrivo.
Certo il messaggio di vivere la vita con semplicità senza farsi troppe paranoie in una visione cabalistica della vita è sempre ben accetto. Ma non pensavo ci volessero i Coen per capirlo. Forse qualcuno prima di loro aveva già cercato di spiegarcelo, non credete? E poi che fine hanno fatto tutte le storielline carine e divertenti che fanno parte della tradizione umoristica ebraica, insomma quelli che loro chiamano witz?
Penso di aver preso una decisione. Le commedie i Fratelli Coen non le sanno raccontare. Per il resto tanto di cappello.

mercoledì 2 dicembre 2009

Molise, terra di gruviera.


Andando in giro per le autostrade del nord Italia forse non li vedrete mai, ma nel sud Italia e in modo particolare in Molise ne vedreste molti. Sto parlando dei camion della Caturano Autotrasporti srl di Luigi Caturano. I mezzi di questa azienda se ne vanno belli belli in giro in terre molisane trasportando rifiuti, percorrendo sempre la stessa strada. Ad un certo punto però fanno una magia, come faccio io con mia nipotina, scompaiono e ricompaiono sulle strade in direzione contraria. E che cosa succede quando mistriosamente si perdono nelle colline?
Il Molise io non lo conosco, non ci sono mai stato, ma a quanto pare sembra che stia diventando una specie di gruviera che puzza come le scuregge di Alfonso Espanso, massima autorità nel mondo degli Skifidol. Infatti è stata proprio la Direzione Nazionale Antimafia a dichiarare che il Molise è diventato "punto finale di arrivo per lo smaltimento di rifiuti pericolosi, dove occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari corrotti". Negli ultimi due anni sono spuntate dal nulla venti discariche abusive. Se avete rifiuti di demolizione, industriali, olii di scarto, televisori vecchi, divani, eternit andate in molise e chiedete di Caturano magari vi possono aiutare.
Il 12 dicembre 2008 i militari della Stazione di Maddaloni, in collaborazione con i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Caserta, hanno effettuato un controllo in via Libertà, presso la ditta "Caturano Autotrasporti s.r.l.". All'esito dell'attività ispettiva sono state rilevate numerose irregolarità relative alla raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti speciali, nonchè all'abbandono e deposito incontrollato di rifiuti speciali, attività svolte in mancanza di autorizzazione ed in violazione delle norme vigenti in materia. In particolare, all'interno dell'area di pertinenza della ditta sono stati rinvenuti numerosi rifiuti speciali e materiali inquinanti quali: oli esausti contenuti in varie lattine, secchi, bidoni e carriole; fanghi derivanti dal lavaggio degli autocarri; vari filtri aria ed olio per motori, bombolette spray, estintori per autoveicoli; parti meccaniche di motori e di autoveicoli, materiali ferrosi di varia natura; pneumatici; nonche' un ingente numero di batterie per autotreni ed altri veicoli in genere; tutti rifiuti collegati all'attività della ditta. I materiali sono stati raccolti e concentrati in due aree del parcheggio dell'azienda, successivamente sottoposte a sequestro. Il controllo è scaturito a seguito di alcune denunce e numerose lamentele da parte di abitanti della zona. Il titolare della ditta è stato denunciato, e ora spetta alla magistratura esaminare gli atti.
Ma già in precedenza i signori Caturano sono stati presi in flagrante. Nel 2003 dai carabinieri mentre uscivano da una discarica gestita dai Casalesi in un sito sottoposto a vincolo di ripristino ambientale e nel 2004 Antonio, il fratello Luigi, era stato arrestato perché l'hanno beccato con un carico di sostanze tossiche e radioattive.
Adesso la Catturano è un colosso con circa 450 mezzi che girano per le nostre strade, probabilmente prelevando rifiuti tossici nelle aziernde del nord e riversandoli in Molise e chissà dove, si occupa anche di costruzioni, cementi e magari anche di quello che mangeremo nel prossimo futuro.
Nel 2004 Nichi Vendola aveva fatto anche un interrogaziona parlamentare in merito a queste personcine. Quindi non possiamo neanche dire che non li conosce nessuno.
Allora le cose sono due: o quelli che ci governano sono collusi, azzittiti, marci oppure sono più cretini di mia nipotina che ride ancora quando ricompaio da dietro il divano facendo cucù!!

sabato 28 novembre 2009

Ultimi. Inchiesta sui confini della vita


Vi ricordate Ignazio Marino. Si quello. Quello che faceva da terzo alle elezioni del PD. Quello che si è cucito una cariera strepitosa da chirurgo trapiantista, che ha girato il mondo, che è stato cacciato dall'Ismett in Sicilia, che adesso presiede la Commissione sull'efficenza del Servizio Sanitario Nazionale e che a giugno ha partecipato attivamente al Festival della Salute di Viareggio. A Viareggio, dove qualche mese fa sono morte decine di persone per la negligenza di poche, sono state dette tante cose. Ma soprattutto, cosa sacrosanta, hanno messo indiscussione criteri per stabilire la morte celebrale, termini come cessazione irreversibile di tutte le funzioni e hanno parlato anche di tante altre cose intelligenti. Ma talmente intelligenti che uno quasi si chiede: ma quelli che stanno parlando sono gli stessi che per 40 anni hanno diretto trapianti sapendo e tacendo gli interessi milionari delle case farmaceuticheche? Si sono proprio loro. E le persone li votano per la direzione di un partito come il PD? Si li votano.
Beh, mi viene in mente perché è in uscita un libro di Rita Pennarola. Il titolo è il titolo di questo post. E fa luce sulla enorme macchina trapiantistica, sul management della morte e sulle parole che normalmente i manager usano per comunicare con i familiari degli ammalati gravi. Non dimentica inoltre di ricordare quanto sia importante donare il sangue e come mai esistano tanti medici che invece non lo fanno.
Mette i puintini sull'affare Cyclosporina, farmaco senza il quale il trapianto non sa da fare visto che ne impedisce il rigetto da parte del paziente. Questo farmaco lo produce dal 1984 la Novartis che s'impegna a venderla sia per trapianti regolari che clandestini.
Il libro è in uscita. Io lo sto aspettando e consiglio anche a voi di leggerlo. Poi vi dirò o fatemi sapere.

giovedì 9 luglio 2009

Scappo dalla città la vita, l'amore e Vittorio de Seta


Quanti documentari avete visto nella vostra vita? Tanti, tantissimi. Qualche anno fa ero abbonato al National Geographic. Mi arrivava a casa tutti i mesi, con qualche giorno di ritardo insieme al dvd allegato. Documentari bellissimi, ricchi di contenuto e con una fotografia eccezionale. Primi piani delle belve più feroci, panorami mozzafiato sugli altipiani del Tibet e inquadrature sugli sguardi delle popolazioni più antiche del mondo. Roba da fare una fideiussione in banca e assicurarsi lo spettacolo per il resto della vita. Invece ho comprato un'edicola. Ma a proposito di documentari e di gente brava che li sa fare. Sono rimasto letteralmente colpito quando ho scoperto che uno dei più grandi documentaristi del mondo è un italiano. Si chiama Vittorio de Seta, palermitano del 1923, regista e sceneneggiatore. L'anno scorso la Feltrinelli ha pubblicato "Il mondo perduto", dieci capolavori che il maestro ha girato tra il '54 e il '59.
Si parte con "Lu tempu de li piscispada" che racconta di quando la pesca al pescespada era un'impresa inimmaginabile, fatta di attese estenuanti sotto il sole e vogate all'ultimo respiro, che si concludeva con una festa che coivolgeva tutti gli abitandi del paese. Si vedono uomini all'estremo delle loro forze che rincorrono i pesci remando su barche di legno pesantissime e massaie a lavari panni in riva al mare in posizioni improponibili per la nostra società civilizzata. Per arrivare a "I dimenticati" che parla di un paesino in Calabria che dista quindici chilometri dalla prima via di comunicazione stradale. E poi ci sono i cortometraggi girati in Sardegna come "Un giorno in Barbagia" o "Pastori di Orgosoli" e tanti altri.
La bravura di de Seta sta nel catapultarti nei luoghi che racconta. Gli occhi vi rimarranno incastrati nel teleschermo fino all'ultima immagine perdendo addirittura l'uso della parola. Entrerete nei gesti, nei respiri e negli sguardi vivi di persone umili che lottano contro la natura, così vera che vi sembrerà un sogno. Vi verrà da piangere ma la bellezza delle immagini è tale che non riuscirete a fare neanche quello. Sognavo di andare a cacciare, di zappare la terra, di bere il latte appena munto, di tagliare la legna come un vero uomo, ma mi sentivo un mezzo uomo sul mio divano, circondato da telecomandi, Play Station e Wii Fit. Poi sono andato a correre.

venerdì 3 luglio 2009

Quando i treni li costruivamo noi


La tragedia di Viareggio è l'ennesima dimostrazione che in Italia il discorso sulla sicurezza è soltanto una forma di propaganda politica che continua a lasciarsi alle spalle disgrazie, morti e famiglie piene di dolore. Esattamente come fanno la mafia e la 'ndrangheta. Promettono protezione e lavoro in periodo elettorale e quando compiono i loro attentati colpiscono innocenti che in alcuni casi diventano immediatamente colllusi perché si trovavano in un bar a fare colazione di fianco a un mafioso. In questi giorni assistiamo tranquillamente al moltiplicarsi delle spiegazioni, delle scuse ma solo fra qualche anno sapremo veramente quello che è accaduto. Nel frattempo lasciamo spazio alla magistratura che farà le indagini e stabilirà se quell'asse arruginito che si e spezzato doveva trovarsi in quel momento, in quel posto e in quello stato di. Sono sicuro che quando finirà il conteggio delle vittime e cioè quando finiranno di morire i feriti gravissimi, tutti cominceranno a parlare di sfiducia degli italiani nelle ferrovie. E come dargli torto. Ma nessuno ricorderà quanto erano bravi gli italiani a costruire locomotive e automotrici. Nessuno parlerà dei treni italiani in argentina, in Etiopia,in Eritrea e nel resto del mondo. Nessuno ricorderà quando la Fiat, l'Ansaldo e la Marelli si impegnavano per proburre e costruire tutto il sistema ferroviario argentino. Grazie al quale siamo finiti anche sulla copertina di un libro cult degli anni settanta, "In Patagonia" di Chatwin. La copertina rappresenta una carrozza di un treno italiano, su due binari, in mezzo al deserto. Ora invece, di tutto quel successo di esportazioni e tecnologia ci è rimasto solo il deserto e l'aridità delle parole dei ministri e dei politicanti. Nessuno ci spiegerà invece come mai negli anni settanta esportavamo locomotive in tutto il mondo facendo concorrenza agli Stati Uniti d'America e oggi affittiamo carrozze di aziende straniere, come la Gatx, per i nostri trasporti. Nessuno si chiederà, invece, se questo massacro dipenda da un modo sbagliato di concepire l'energia.
Perché nel 2009 dobbiamo far entrare delle bombe, lanciate come proiettili, nelle nostre stazioni, dove noi con i nostri figli ci rechiamo per andare al lavoro, o a scuola?

mercoledì 1 luglio 2009

Pausa di riflessione

Mi scuso con quei pochi frequentatori del blog che l'anno scorso hanno cercato di infilare il naso in questa modesta edicola online. Mi posso solo scusare. Ma non posso darvi delle spiegazioni. In effetti questa lunga pausa di un anno non trova spiegazione e neppure l'abbandono repentino senza nessuna comunicazione.
Siate sereni e fiduciosi in un ritorno del vostro edicolante consumatore.

sabato 7 giugno 2008

Wine Passion


Non molto tempo fa il nostro bel paese è caduto nello scoop Velenitaly. Non so se ricordate il servizio dell’Espresso sul vino adulterato. Beh, si trattava di furbetti che vendevano vino a basso costo che in realtà conteneva solo il 5-10% di liquido d’uva, il resto era un cocktail micidiale fatto di acqua, sostanze chimiche, fertilizzanti, spruzzatine di acido muriatico ecc.
Ovviamente i nomi dei criminali sull’espresso non sono saltati fuori. Hanno detto che non sono riusciti ad ottenerli.
Poi c’è stato il caso della mozzarella di bufala. Anche lì altro scandalo.
Il risultato è che ogni volta che scoppia uno scandalo del genere il mercato agroalimentare italiano va a puttane e crollano le esportazioni. Ma cosa ancora più incredibile noi continuiamo a bere vino e a mangiare mozzarella senza capire il perché.
Enzo Vizzari che cura le guide dell’Espresso se l’è presa a morte per lo scoop Velenitaly e si è dimesso. Poi gli hanno anche oscurato il blog e anche su Repubblica l’hanno bypassato con Petrini che ha dettato la linea del gruppo sul caso vino.
Una cosa è certa su queste cose non si scherza. 22 anni fa una cantina di Veronella si era permessa di adulterare il vino con mosto e alcool sintetico. Morirono 15 perone.
Ci sono i malavitosi che in tutti i modi cercano di fare business sulla salute della gente? Che si facciano i nomi e che paghino.
C’è un informazione che esagera per incrementare le vendite a discapito delle aziende che lavorano in modo onesto? Che chiudano i battenti lasciando il posto a chi lo fa con passione ed onestà.
Da qualche mese esce in edicola una rivista del settore, Wine Passion, che nel numero di giugno mette un po’ i puntini sulla questione. Tratta l’argomento con attenzione e senza peli sulla lingua.
Molto attendibile, nonostante gli interessi sul mercato, si differenzia dalle altre perché cerca di risvegliare un mondo che ormai si è fatto seppellire dalla comunicazione. Un mondo che ti vende un vino che non c’è. Un mondo che si sveglia presto per andare in vigna, raccogliere l’uva, prendere i trattore, pulire le botti, sperare nel clima e che si fa il culo per venderlo in un mercato sempre più frazionato e competitivo. Un mondo che sta cercando di dire no al vino di moda, al vino da V.I.P.
Un mondo che si lamenta ma cavalca l’onda d’oro del vino. Un mondo che ancora non ha capito che se sta sotto il tendone a strisce, alla fine non si deve lamentare se il leone lo morde.
Vi lascio con una massima di Fede e Tino di “Decanter”: diffidate gente…perché, come dice il proverbio, per spillar vino da una roccia ci vuole la bacchetta magica.