venerdì 3 luglio 2009

Quando i treni li costruivamo noi


La tragedia di Viareggio è l'ennesima dimostrazione che in Italia il discorso sulla sicurezza è soltanto una forma di propaganda politica che continua a lasciarsi alle spalle disgrazie, morti e famiglie piene di dolore. Esattamente come fanno la mafia e la 'ndrangheta. Promettono protezione e lavoro in periodo elettorale e quando compiono i loro attentati colpiscono innocenti che in alcuni casi diventano immediatamente colllusi perché si trovavano in un bar a fare colazione di fianco a un mafioso. In questi giorni assistiamo tranquillamente al moltiplicarsi delle spiegazioni, delle scuse ma solo fra qualche anno sapremo veramente quello che è accaduto. Nel frattempo lasciamo spazio alla magistratura che farà le indagini e stabilirà se quell'asse arruginito che si e spezzato doveva trovarsi in quel momento, in quel posto e in quello stato di. Sono sicuro che quando finirà il conteggio delle vittime e cioè quando finiranno di morire i feriti gravissimi, tutti cominceranno a parlare di sfiducia degli italiani nelle ferrovie. E come dargli torto. Ma nessuno ricorderà quanto erano bravi gli italiani a costruire locomotive e automotrici. Nessuno parlerà dei treni italiani in argentina, in Etiopia,in Eritrea e nel resto del mondo. Nessuno ricorderà quando la Fiat, l'Ansaldo e la Marelli si impegnavano per proburre e costruire tutto il sistema ferroviario argentino. Grazie al quale siamo finiti anche sulla copertina di un libro cult degli anni settanta, "In Patagonia" di Chatwin. La copertina rappresenta una carrozza di un treno italiano, su due binari, in mezzo al deserto. Ora invece, di tutto quel successo di esportazioni e tecnologia ci è rimasto solo il deserto e l'aridità delle parole dei ministri e dei politicanti. Nessuno ci spiegerà invece come mai negli anni settanta esportavamo locomotive in tutto il mondo facendo concorrenza agli Stati Uniti d'America e oggi affittiamo carrozze di aziende straniere, come la Gatx, per i nostri trasporti. Nessuno si chiederà, invece, se questo massacro dipenda da un modo sbagliato di concepire l'energia.
Perché nel 2009 dobbiamo far entrare delle bombe, lanciate come proiettili, nelle nostre stazioni, dove noi con i nostri figli ci rechiamo per andare al lavoro, o a scuola?

mercoledì 1 luglio 2009

Pausa di riflessione

Mi scuso con quei pochi frequentatori del blog che l'anno scorso hanno cercato di infilare il naso in questa modesta edicola online. Mi posso solo scusare. Ma non posso darvi delle spiegazioni. In effetti questa lunga pausa di un anno non trova spiegazione e neppure l'abbandono repentino senza nessuna comunicazione.
Siate sereni e fiduciosi in un ritorno del vostro edicolante consumatore.

sabato 7 giugno 2008

Wine Passion


Non molto tempo fa il nostro bel paese è caduto nello scoop Velenitaly. Non so se ricordate il servizio dell’Espresso sul vino adulterato. Beh, si trattava di furbetti che vendevano vino a basso costo che in realtà conteneva solo il 5-10% di liquido d’uva, il resto era un cocktail micidiale fatto di acqua, sostanze chimiche, fertilizzanti, spruzzatine di acido muriatico ecc.
Ovviamente i nomi dei criminali sull’espresso non sono saltati fuori. Hanno detto che non sono riusciti ad ottenerli.
Poi c’è stato il caso della mozzarella di bufala. Anche lì altro scandalo.
Il risultato è che ogni volta che scoppia uno scandalo del genere il mercato agroalimentare italiano va a puttane e crollano le esportazioni. Ma cosa ancora più incredibile noi continuiamo a bere vino e a mangiare mozzarella senza capire il perché.
Enzo Vizzari che cura le guide dell’Espresso se l’è presa a morte per lo scoop Velenitaly e si è dimesso. Poi gli hanno anche oscurato il blog e anche su Repubblica l’hanno bypassato con Petrini che ha dettato la linea del gruppo sul caso vino.
Una cosa è certa su queste cose non si scherza. 22 anni fa una cantina di Veronella si era permessa di adulterare il vino con mosto e alcool sintetico. Morirono 15 perone.
Ci sono i malavitosi che in tutti i modi cercano di fare business sulla salute della gente? Che si facciano i nomi e che paghino.
C’è un informazione che esagera per incrementare le vendite a discapito delle aziende che lavorano in modo onesto? Che chiudano i battenti lasciando il posto a chi lo fa con passione ed onestà.
Da qualche mese esce in edicola una rivista del settore, Wine Passion, che nel numero di giugno mette un po’ i puntini sulla questione. Tratta l’argomento con attenzione e senza peli sulla lingua.
Molto attendibile, nonostante gli interessi sul mercato, si differenzia dalle altre perché cerca di risvegliare un mondo che ormai si è fatto seppellire dalla comunicazione. Un mondo che ti vende un vino che non c’è. Un mondo che si sveglia presto per andare in vigna, raccogliere l’uva, prendere i trattore, pulire le botti, sperare nel clima e che si fa il culo per venderlo in un mercato sempre più frazionato e competitivo. Un mondo che sta cercando di dire no al vino di moda, al vino da V.I.P.
Un mondo che si lamenta ma cavalca l’onda d’oro del vino. Un mondo che ancora non ha capito che se sta sotto il tendone a strisce, alla fine non si deve lamentare se il leone lo morde.
Vi lascio con una massima di Fede e Tino di “Decanter”: diffidate gente…perché, come dice il proverbio, per spillar vino da una roccia ci vuole la bacchetta magica.

venerdì 6 giugno 2008

Art & Wine


Un illustre serial killer celebrava la bontà di un chianti accompagnato ad un fegato umano trifolato. Non che condivida i sui gusti culinari ma apprezzo molto il tentativo di unire una passione ad un buon vino. Un po’ come prendere due piccioni con una fava.
Da pochi giorni potete trovare in edicola una nuova rivista, Art & Wine, che dal nome già abbastanza esplicito unisce le bellezze dell’arte alla palpabilità del vino.
È un po’ come fare il risotto al barolo. Prendete una bella chiesa, un castello, un monastero, un museo, un opera d’arte osservateli con cura e attenzione per il tempo necessario e ad un certo punto uniteci un bicchiere di vino rosso. Noterete come la vostra visita diventerà più piacevole, non solo alla vista ma anche al gusto. Una ricetta ottima nei week-end primaverili di inizio estate.
L’obbiettivo della rivista è intrattenere il lettore attraverso percorsi storici aumentando la piacevolezza della gita e prolungandola nel tempo attraverso la condivisione di interessi che non si fermano al mangia e bevi delle riviste enogastronomiche, ma si svolgono tra ricerca, cultura e arte.

venerdì 18 aprile 2008

Sparafuoco vs Sommo Luminescente


Nicolas è un bambino di 8 anni con la passione per i Gormiti. Tutti i giorni o quasi passa a salutarmi e a comprarne uno per espandere la sua collezione. I gormiti sono un prodotto Gig, quella col pallino rosso sulla “i”. Quella che anche noi trentenni eravamo abituati a vedere sui giocattoli vent’anni fa. Un’esperienza ventennale, mi viene da dire. Ho 34 anni e colleziono tazzine da caffè, ma se ne avessi 8 collezionerei Gormiti. Li avrei tutti dalla prima alla terza serie, la grande evoluzione finale! Venticinque mostri con poteri formidabili. Nicolas non è come gli altri che prendono e vanno, di solito con la mamma o il nonno. Lui arriva da solo e mi parla del Gormito che ha trovato il giorno prima. Una sua frase tipo potrebbe essere: “Andrea ho trovato uno del popolo del vulcano laaaava. Ha la testa rotonda e poi qui le punte che sceeeendono. Si chiama Sparafuoco, sai perché? Perché ha qui, sulle braccia, le fiamme cosiiii”.
Sparafuoco non è tra i mie preferiti, mi piacciono di più quelli del popolo del sole. Il mio idolo è i Sommo Luminescente, anche se Sparafuoco cambia colore se lo metti in acqua tiepida. In effetti questo potere lo rende unico e potrebbe anche pisciare addosso al mio Sommo Luminescente.
Poi ci sono quelli del popolo del diamante, della foresta infuocata, del ghiaccio, dei fossili, del metallo, della luna, della terra, del mare e del vulcano magma. Alcuni cambiano colore se li metti in freezer, magari tra il salame e la caciotta.
Io ero così bravo che sapevo già che figurine dei calciatori avrei trovato dentro al pacchetto. Magari!! Nicolas invece tastandoli indovina il personaggio e di solito ci azzecca. Un bel risparmio a 2 euro e 50 l’uno.
Non so se Nicolas da grande sarà un collezionista come me, ma se continua a venire qui di sicuro farà l’edicolante.

lunedì 7 aprile 2008

Giornata di ordiaria apatia


Vedo uno tarchiato, quanto basta, con un cappello arancione e un giubbetto blu con delle righe bianche sulle maniche che si gratta le palle. Sta attraversando la strada sulle strisce pedonali e sta scatarrando. Allungo il collo per vedere se lo rifà mentre scompare dalla mia finestra sulla strada. Lascio perdere e mi fermo ad osservare Topolino e il suo pennarello magico. Non è l’unico, c’è anche quello di Paperino, dei Power Ranger, delle Winx e tanti altri. Non sono però abbastanza magici da cancellare l’immagine del Lama bipede col cappello. Gioco un po’ a sognare guardando le copertine di un paio di riviste musicali con in sottofondo “Stay free” dei Black Mountain e immediatamente arriva Luciana che mi riporta alla penetrante realtà del commesso. Quella che ti consente di guardare in faccia una persona per trenta minuti e nel frattempo pensare ai tuoi amici del liceo, a cosa mangerai a pranzo, a servire altri venti clienti, alle elezioni, all’assolo di batteria finale di “Evil ways”, questa volta a basso volume, dello stesso disco di prima che scorre in sottofondo inesorabile a scandire i secondi di una tortura. Che si ripete ogni giorno, alla solita ora e con la stessa dinamica, studiata a tavolino per non lasciare nulla al caso. Per non lasciare scampo nonostante io, sia diventato bravissimo a simulare l’attenzione.
Si tratta di individui, per la maggior parte dei casi, che non scelgono le proprie vittime prima, ma si attaccano, come i cirripedi, all’anima pia e anche un po’ sadomaso che incontrano disponibile nei loro percorsi quotidiani.
Luciana è la fondatrice di questa setta cirripeda, di questi organismi sessili che faticano a mollare la presa come i molossi. Ci sono notti che sogno Luciana attaccata ai pantaloni come un pitbull e io che tento di liberarmi prendendola a calci. E irrimediabilmente mi sveglio sempre al solito punto. Io sono sdraiato, sudato e stremato dalla fatica mentre lei cerca di infliggermi l’ultimo morso alla gola. Il risveglio è peggio del sogno se penso che tra poche ore la rivedrò.
La tortura è lenta. E’ un copione che ormai ha studiato a memoria. Si concretizza in un paio di discorsi legati alle sue faccende domestiche, la sua gatta “micia”, sua figlia, il GS, le punture e le bollette. Ci sono fortunatamente delle varianti settimanali. Ma avevano un senso solo all’inizio. All’inizio quelle varianti erano una boccata d’aria. Dopo tre anni parlare di varianti interessanti è come dire ad un operaio della Thyssenkrupp che bello il tuo lavoro.
Mentre mi racconta che deve andare dalla signora Villa a fare delle punture, leggo un titolo del corriere della sera che parla di una persona scomparsa in provincia di Salerno. Penso alla Camorra e penso anche che il 58enne scomparso poteva essere un affiliato alla setta cirripeda. Alzo lo sguardo e vedo Luciana gesticolare come una mantide religiosa dopo aver decapitato il maschio.
Santa Camorra o Santi tutti i combattenti per un mondo senza cirripedi umanoidi.

martedì 25 marzo 2008

Analisi di economia internazionale


Le rubriche di economia mi hanno sempre fatto vomitare. Tutti quegli esperti che si vedono in televisione e parlano di indici, variazioni, chiusure, confronti economici, Nasdaq e Down Jones hanno un qualcosa di sovrannaturale. Sono immobili, fissano la telecamera e leggono dei numeri. Per anni. Un lavoro così è sovrannaturale. Secondo voi sono veri? O sono delle macchine robot, affiliati di una setta, illusionisti del terzo millennio.
Ultimamente è un po’ che sento parlare di prestiti a basso costo e crescita del debito globale. Due concetti che quando li pronunciano mi si accappona la pelle e mi viene una faccia schifata tanto che la mascella mi sale sopra gli occhi. Uno perché non capisco bene il concetto, due perché la terminologia che gira attorno a questi argomenti è sempre funesta.
Diciamo che un po’ ce lo sentivamo tutti. Ma come fai a pensare che una banca fallisca? Che una delle più grandi banche del mondo fallisca? Non succederà mai, pensavo. Con quello che paghiamo di servizi.
Dopo mesi di ipnosi passati ad ascoltare, finalmente sembra che la partita di affonda la flotta sia giunta alla fase finale. Nella mia tabella delle banche e delle società, che io chiamo mondiali, ce ne sono alcune che sono già affondate e altre che sono sulla soglia del galleggiamento.
La Carlyle Capital per esempio e la Bear Stearns. La prima è ormai sepolta e la seconda ha già lanciato le scialuppe di salvataggio.
La verità è che queste cose che noi chiamiamo banche non sono vere. Sono entità che esistono e si fondano per conoscenze. Un po’ come quando giocavamo a poker in università.
All’inizio tutti si divertono, perché non c’è nessuno che perde tantissimo. Una volta vinci tu e l’altra viceversa. Col passare del tempo c’è chi vince tanto e chi non vince mai. Quindi c’è chi ha tanti crediti e chi invece ha tanti debiti. Chi comanda il gioco ad un certo punto trasforma il pacchetto di crediti in moneta di scambio e se tutti accettano si entra in un circolo vizioso divertentissimo. Soprattutto per chi possiede la maggior parte di questo pacchetto. Chi vince sempre, quando perde, ha un vantaggio incredibile sul tavolo da gioco. Paga con i debiti degli altri e tutti accettano perché possedere parte di quei debiti ti permette di rischiare e di avere più credibilità. Quando vedi poi che ogni tanto quei debiti si trasformano in moneta sonante allora sei ancora più contento. E vai che ti fai le vacanze gratis. Addirittura quando vai in giro con gli amici di gioco, giri pacchettini di crediti per acquistare quello che più ti piace. Quindi hai trasformato aria fritta in una birra al Pub oppure in un bel paio di occhiali ultimo grido.
La stessa cosa è successa in america con le banche. In pratica si è creato un debito globale gigantesco, dovuto a milioni di investimenti fatti per acquistare quelle splendide case di legno che vediamo nei film. Il maxidebitone era come il miele per gli orsi. Molte società ne erano ghiotte e cercavano di comprare piccoli pezzi di questo debito.
La Carlyle Capital che esisteva solo perché tra i suoi membri c’erano persone di un certo livello. E non parliamo di quattro amici al bar, ma di un ministro come John Major, un papà Bush e la famiglia Bin Laden. Era una di queste. Si faceva prestare soldi da chi creava il debito (la Bear Stearns per prima). E poi comprava in borsa pacchetti del nostro debito che gli vendeva la stessa Bearn Stearn. Tutto questo giochino faceva salire il costo delle case e loro guadagnavano sempre di più. Ad un certo punto i poveri cristi non hanno più avuto i soldi per pagare i mutui, e tutti quegli origami che la Carlyle Capital si era costruita con il benestare dei potenti si sono stirati spiegando a tutti i segreti di quei meravigliosi soldini che riuscivano a produrre. Ho preso uno di questi origami e l’ho dato al direttore commerciale della mia edicola. Si chiama Ettore. Misura il fatturato in millilitri e ha deciso di spostare il suo ufficio al Bar Capriccio. Dopo due giorni mi ha dato una risposta dicendomi. Più ti abbassi e più ti si vede il culo.